Una location diversa per il tradizionale afterdark del venerdì sera: si è giocato infatti nella mansarda-chiavodromo di villa Riganti, nel cuore della terra di Merdor nota come Solbiate Arno. Ben nove partecipanti, con alcuni graditi ritorni come quelli di Ema e Ste e il debutto assoluto di Andrea, cugino di Rigantino: quest'ultimo, da buon padrone di casa, non lesina dichiarazioni bellicose nelle quali lascia trasparire la solita, abituale e puntualmente smentita certezza della vittoria. Ma ci piace proprio perché è così.
Pronti via, e la meteora Teo Corio torna a casa: comparso all'ultimo momento dopo un improvviso cambio di programma, non gli servono a nulla i soliti bluff che ormai li riconosce anche la nonna di Albi, anche se esce in maniera sfortunata con un colore contro colore a carta più alta a vantaggio di Trok. E' un Afterdark che procede incredibilmente veloce, dove le emozioni non mancano mai: Ste, cortissimo sin dalle prime mani, sfoggia un maestoso KK, ma quando l'avversario è tale Stiz, un uomo che per almeno un'ora non ha mai visto carte inferiori ad AQ, non c'è niente da fare, e infatti l'asso al flop condanna il Ghiringhelli all'uscita. Nel giro di pochi minuti, si riconferma anche un detto che tutti i pokeristi conoscono: chi di colore ferisce, di colore perisce. E infatti il biondo Trok, killer di Corio come detto sopra, viene punito da un colore all'asso di Ema contro una carta più bassa. Già qui si scorgono i primi segnali di come il destino, questa sera, abbia scelto Cattaneo. Ma la mano probabilmente più emozionante è quando l'ottimo Andrea, piacevole rivelazione del torneo, elimina un Rega come al solito coraggioso e che difende con le unghie e con i denti il titolo di campione in carica: coppia di 9 che scende al turn per Rega, bloody river sotto forma di K per il rivale che si avvia a grandi passi verso il podio. Stiz, esaurito il culo iniziale, viene sbattuto fuori da un KK di Ema, che diventa più ricco di un banchiere ebreo e di Bill Gates messi assieme: proprio il dottor Cattaneo, nonostante potesse starsene tranquillo ad aspettare le lotte fra gli altri, si prende il lusso di far fuori Albi, il solito Albi, tanto spaccone e tanto tenero al tempo stesso, incapace di sfoderare la sua indubbia classe nei momenti chiave. Poi tocca a Divo. Divo? Ah sì, c'è anche lui. Invisibile, impalpabile, nascosto meglio di un Vietcong nella foresta pluviale, cerca come al solito di rubare i soldi del secondo posto ma il suo diabolico 66 viene punito dall'A7 di Andrea, sempre più sorprendente. E poi un heads up senza storia: troppo ricco Ema per poter avere problemi col cugino di Riganti, che capitola con un 44 bruciato da un K al flop. Una partita dominata dal futuro urologo, che conquista meritatamente il secondo braccialetto della carriera. Ringraziamo Albi per la gentile e premurosa ospitalità e diamo appuntamento al prossimo torneo dove, per la legge dei grandi numeri, sarà proprio Riganti ad alzare le braccia al cielo, dopo mesi di sofferenze e dolori anali.
sabato 7 maggio 2011
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Un mito, una leggenda, un campione di umorismo.
RispondiEliminaMarco Regazzoni! Ti amo!