venerdì 19 agosto 2011

Mimmo sorprende tutti, Albi squittisce ancora

Un copione trito e ritrito. Albi parte a manetta, lancia proclami di vittoria, arriva a detenere il 70% delle chips del tavolo...e poi, orecchie basse e a casa, senza premi anche stavolta. Teo parte male, si incazza, non vede carte, ma quando tutti lo danno per morto rimonta e va a premi, pur con la delusione dell'heads up. Mimmo, sempre il solito Mimmo, arriva fino in fondo e, dopo un saliscendi da urlo, vince anche stavolta. Gli altri stanno a guardare, tra all-in improponibili e carte che non girano.
Già, gli altri, ovvero un Trok grintoso ma condannato dal J al river di Albi che affossa il suo 22, un Rega impreciso eliminato la prima volta da una buona mossa di Albi e la seconda da un 67 contro 88 di Teo, e un Divo che, nel frattempo, ha dato alle stampe il suo ultimo libro: "Il pokerista inesistente". La vittoria di due volte or sono, invece di caricarlo a molla, lo ha riportato ai suoi livelli standard, una percentuale di mani giocate che si aggira attorno allo 0,07% del totale e i premi, quei premi che in the money Divo del 2010 non si lasciava mai sfuggire, restano un lontano ricordo. A cosa serve avere al tavolo un player del genere? Semplice, ad aggiungere cinque euro al pot finale. E a cosa serve avere un pokerista come Albi? A farsi delle grasse risate per come il destino, ogni volta, si diverte ad accanirsi contro le ambizioni di questo simpatico e orgoglioso cestista, tutto casa, oratorio e Maura. Gonfio come non mai delle chips faticosamente guadagnate nelle prime due ore di gioco, si scioglie come d'incanto, come se fosse farina al vento, neve al sole, escrementi aggrediti da mosche. E si accontenta del terzo posto, ma in fondo si sa, gli eterni perdenti hanno sempre un posto speciale nel cuore degli appassionati, più di molti grandi campioni. E Teo? Stavolta è bravo, bisogna riconoscerlo. Trascorrere la vita con un mouse in mano e un tavolo verde sullo schermo dà i suoi frutti, permette di recuperare situazioni difficili, di risalire con carte sfortunate. Poi l'heads up finale non lo premia, questo sorprendente Mimmo (probabilmente il mister X tanto cercato da Galliani per completare il centrocampo) ci approda dopo una serie di bluff incredibili ma ha carte buone nella sfida decisiva, e chiude con una scala degna di applausi. Gli squittii di delusione di Albi sono ancora forti quando il terzo braccialetto della carriera viene messo al polso di Mimmo, lanciato in solitaria all'inseguimento del fuggitivo TeoCorio. Però diciamolo, al di là delle delusioni, delle critiche e delle botte di culo: che mondo sarebbe senza il tavolo verde di casa Corio, con le sue storie sempre uguali e sempre diverse? E soprattutto, che mondo sarebbe senza il suo simbolo, l'inarrivabile turbosquit Albi?

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